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Biografia Errico Malatesta

Il pensiero anarchico

Cenni biografici
Malatesta nasce nel 1853 a S. Maria Capua a Vetere (provincia di Caserta) da famiglia di proprietari terrieri. Fin da giovane manifesta il suo
spirito ribelle militando tra i mazziniani. Alla nascita del movimento anarchico aderisce entusiasticamente alla nuova corrente, e per questa,
abbandonerà anche gli studi di medicina. E’ organizzatore di alcuni tra i moti insurrezionalisti che si hanno in Italia, tra cui quello avvenuto nel Matese nel 1877. Nel 1879 lascia l’Italia per ritornarvi 4 anni dopo, ma nel per evitare una nuova condanna deve espatriare nuovamente verso l’America Latina, dove rimarrà fino al 1889 . al suo ritorno viene nuovamente confinato nell’isola di Lampedusa. Da qui fugge, prima in
Tunisia, poi in Inghilterra, infine negli Stati Uniti. Tornato a Londra rimane lì fino al1913. In questo periodo partecipa a vari congressi anarchici, tra cui il celeberrimo congresso di Amsterdam del 1907. Nel 1913 torna in Italia, ma dopo i fatti della “Settimana Rossa”, è costretto nuovamente a rifugiarsi in Inghilterra da ove farà ritorno solo nel 1919. Il suo ritorno in Italia è salutato da tutto il movimento operaio, socialista e anarchico, quale un segnale di riscossa, ma Malatesta rifiuta il ruolo di guida, pur continuando nel suo sforzo di organizzazione del movimento anarchico.

Nel 1920 fonda e dirige “Umanità Nova”. L’avvento del fascismo non piega l’attività di Malatesta che dal 1924 al 1926 dà vita alla rivista
“pensiero e Volontà”. Confinato nella sua casa, strettamente controllata da agenti dell’Ovra, Malatesta morirà a Roma nel luglio del 1932.
Malatesta è stato uno dei maggiori organizzatori, ma anche pensatori rivoluzionari, tuttavia, la sua vita avventurosa (per vivere ha fatto di tutto, compreso l’elettricista o aggiustare biciclette) non lgi ha permesso di dedicarsi con assiduità alla ricerca intellettuale. Tuttavia la sua produzione, distribuita in moltissimi opuscoli e giornali, rimane notevole.

Il pensiero
L’approccio di Malatesta ? radicalmente diverso rispetto a quello degli altri pensatori anarchici che l’hanno preceduto. Infatti,
per molti di questi, l’anarchia ha una base oggettiva, vuoi nella Ragione(Godwin), vuoi nelle leggi della società e dell’economia
(Proudhon), vuoi nella natura e nell’evoluzione (Kropotkin).

Per Malatesta viceversa, non esiste un dato oggettivo da cui si può ricavare il futuro, quindi l’anarchia non può essere il frutto di
un qualcosa che è al di fuori della volontà e del sentimento umano, ma nasce da questi “l’anarchia è un’aspirazione umana, che
non è fondata sopra nessuna vera o supposta necessità naturale, e che potrà realizzarsi secondo la volontà umana” questa
aspirazione umana va oltre ogni valenza razionale o teoretica perché deriva da “un sentimento, che è la molla motrice di tutti i
sinceri riformatori sociali, e senza il quale il nostro anarchismo sarebbe una menzogna o un non senso. Questo sentimento è
l’amore per gli uomini, è il fatto di soffrire per le sofferenze altrui.”

Da qui il concetto che il progresso e la libertà sono il frutto non di leggi immanenti, ma di lotta e di conquista faticosi “la libertà
non si conquista e non si conserva se non attraverso lotte faticose e sacrifizi crudeli”; ” Tutta la vita specificatamente umana
è lotta contro la natura esteriore, ed ogni progresso è adattamento, è superamento di una legge naturale(…)Il concetto della
libertà per tutti, che implica necessariamente il precetto che la libertà dell’uno è limitato dalla eguale libertà dell’altro è
concetto umano: è conquista, è vittoria, forse la più importante di tutte, dell’umanità contro la natura”
Al di là di questa dicotomia fra natura e cultura, del tutto discutibile, dal momento che non è ancora non è dimostrato quanto
della società umana sia cultura e quanto sia natura e come questi piani interagiscano, quello che importa rilevare è la distinzione
malatestiana fra giudici di fatto e giudizi di valore. Questo è in linea con le più recenti acquisizioni del pensiero epistemologico
che distingue fra scienze normative e scienze descrittive, le scienze normative appartengono alla sfera dei valori, del dovere o
voler essere, mentre le seconde appartengono alla sfera dei fatti, dell’essere.

Non si possono dedurre valori dalle descrizioni e dalle previsioni. In sostanza, e qui viene marcata tutta la distanza fra la
concezione malatestiana e quella kropotkiniana, la libertà, l’uguaglianza, la solidarietà e tutti i valori dell’anarchia non sono idee
giustificate da fatti scientifici e naturalistici, ma categorie che trovano in se stesse, e nella volontà umana, la possibilità di futura
realizzazione. Quindi “l’anarchismo nella sua genesi, nelle sue aspirazioni, nei suoi metodi di lotta non ha nessun legame
necessario con qualsiasi sistema filosofico”.

Anarchismo e Anarchia
E’ con Malatesta che l’anarchismo si differenzia da qualsiasi altra dottrina socialista e diviene puro anarchismo. La distinzione
fra giudizi di fatto, e giudizi di valore porta Malatesta a distinguere fra anarchismo e anarchia. Il primo deve scendere a
compromesso con la storia, adattandosi a tutti i giudizi di fatto ovvero le contingenze storiche che la storia produce, mentre la
seconda si mantiene intatta, perché deriva da un giudizio di valore, appunto l’aspirazione umana alla uguaglianza ed alla libertà.
“L’anarchia è l’ideale che potrebbe anche non realizzarsi mai, così come non si raggiunge mai la linea dell’orizzonte che si
allontana di tanto quanto uno avanza verso di esso, l’anarchismo è metodo di vita e di lotta e deve essere, dagli anarchici,
praticato oggi e sempre, nei limiti delle possibilità variabili secondo i tempi e le circostanze”

Quindi le deduzioni sui fatti servono per contestualizzare l’azione anarchica, per la tattica si può dire, ma non costituiscono
giustificazione dell’anarchia, che rappresenta il fine e il valore, l’ideale immutabile, in quanto posto al di là e al di fuori delle
contingenze storiche. Questa distinzione fra le contingenze storiche e i valori ultimi ci fa capire la posizione critica di Malatesta
sul sindacalismo e sull’anarco-sindacalismo, ovvero quella corrente dell’anarchismo che vedeva nel sindacato e nei suoi metodi
la base per la rivoluzione e per la riorganizzazione della futura società. Per Malatesta le organizzazioni sindacali sono una
presenza importante e viva nel movimento storico per l’emancipazione umana, tuttavia il movimento operaio” non può essere
per se stesso un movimento rivoluzionario”(..) “il sindacato operaio è per sua natura riformista e non già rivoluzionario”
Per Malatesta vi è quindi distinzione fra lotta economica e politica, la prima va appoggiata ma tenendo ben presente che “…la
questione sociale è questione essenzialmente politica, e che la lotta che noi combattiamo è propriamente lotta politica
(perché) gli anarchici vedono nell’autorità, cioè nel dominio violento degli uni sugli altri, e nello Stato, cioè
nell’organizzazione coattiva della società, il nemico primo da abbattere”.

La distinzione fra mezzi empirici e finalità ideali, ovvero fra anarchismo e anarchia fa sì che Malatesta aderisca ad una
concezione pluralista dal punto di vista economico. Pur preferendo il comunismo, e considerandolo il più naturale e logico
completamento dell’anarchia, ritiene che questi abbia senso solo se volontario ” ché se dovesse essere imposto sarebbe la più
esosa tirannia che la mente umana possa concepire. E il comunismo volontario è un’ironia se non si ha il diritto di vivere in un
altro regime, collettivista, mutualistico, individualistico e come si vuole, a condizione sempre che non opprima e non si sfrutti
nessuno”

Quindi l’approccio economico non può essere altro che empirico e pluralista, essendo questi una articolazione tecnica del
principio informatore dell’anarchismo, che rimane il libero accordo. “Nessun sistema può essere vitale e liberare realmente
l’umanità dall’atavico servaggio, se non è il frutto di una libera evoluzione”
L’anarchismo può quindi esprimersi in più tendenze, queste rappresentano dei giudizi di fatto ovvero delle sperimentazioni
pratiche volte alla realizzazione del “valore” finale, l’anarchia.

L’importanza dell’approccio malatestiano ci è confermato da alcune riflessioni sul rapporto tra movimento e ideale anarchico e
movimento operaio e masse popolari. Il declino della classe operaia e della sua centralità non inficia la prassi e la teoria
anarchica, poiché questo rappresenta un fatto, che si può riconoscere (giudizio di fatto) e accettare, senza che questo intacchi il
giudizio di valore.

Si può quindi dire che dentro a situazioni reali, di per sé contestuali e irripetibili, l’agire anarchico deve portare i propri valori
immutabili, adattando però l’analisi e la strategia. Il problema rimane quello di raggiungere più persone possibili e di far divenire
l’anarchia un ideale il più ampiamente condiviso. Si tratta perciò non di indottrinare la popolazione (metodo autoritario) ma di
adattare l ‘ideologia specifica al modo di sentire di questa popolazione. Si tratta di trovare dei punti in comune con la logica ed il
sentire popolare al fine di esplicitare la valenza libertaria sottintesa a questa logica e a questo sentire. L’anarchismo può così
diventare un universale sentire umano senza perdere il suo carattere rivoluzionario.
Da qui l’importanza e la preminenza della propaganda e della forma che questa propaganda deve assumere. Se l’anarchia è un
ideale la cui realizzazione non dipende da fatti inevitabili, ma dall’agire rivoluzionario delle masse, allora è evidente che per
Malatesta la più grande forza della storia, sia la volontà umana. D’altro canto non è raggiungibile la libertà se non perché la si
vuole.

Rivoluzione e Volontà
Ovviamente Malatesta non è così ingenuo da pensare che basti la sola volontà. Esistono delle condizioni oggettive che
condizionano, facilitano o complicano l’azione umana, tuttavia se “l’uomo non può essere e non può fare ciò che vuole, perché è
determinato, costretto, oltre che dalla bruta natura esteriore, anche dall’azione di tutti gli altri uomini ( …) bisogna tendere a
ciò che si vuole, facendo quel che si può”

Gli anarchici devono avere piena coscienza del fatto che la loro azione incontrerà degli inevitabili limiti dovuti alla complessità
della società e dei fattori in gioco.

Ma per Malatesta la rivoluzione non corrisponde alla realizzazione dell’anarchia, ma è il momento in cui si apre la strada alla più
ampia sperimentazione sociale “l’Anarchia non si fa per forza; volerlo sarebbe la più balorda delle contraddizioni” ma “Quello
che potremo e dovremo difendere anche con la forza, è il nostro diritto alla libertà completa di organizzazione autonoma ed
alla sperimentazione dei metodi nostri. Il resto verrà con il progressivo estendersi delle nostre idee in mezzo alle masse”
L’azione rivoluzionaria si divide quindi in due fasi: la distruzione dell’attuale società statalista e capitalista, prima di tutto, la
sperimentazione di nuove e varie forme sociali, basate sul libero accordo in seconda istanza. La società futura si realizzerà nella
misura in cui la cultura fondata sul principio di libertà sostituirà la vecchia cultura autoritaria. Il gradualismo è quindi il corollario
di questa concezione. “Noi dobbiamo dunque combattere l’autorità ed il privilegio, ma profittare di tutti i benefizi della
civiltà, e nulla distruggere di quanto soddisfi, sia pur malamente ad un bisogno umano, se non quando abbiamo qualche cosa di
meglio da sostituirvi Tutto è graduale nella storia (…) l’Anarchia non può venire che a poco a poco (per cui anche) l’anarchismo
deve essere necessariamente gradualista.”

Possiamo dire, in conclusione, che la concezione di Malatesta dell’anarchia e della società è profondamente illuminista, basata
però su un altrettanto marcato realismo. La sua visione dei mali sociali è molto semplice ma molto esplicativa “La più gran parte
dei mali che affligge gli uomini dipende dalla cattiva organizzazione sociale e gli uomini, volendo e sapendo, la possono
distruggere” infatti “l’origine prima dei mali che han travagliato e travagliano l’umanità (…) è il fatto che gli uomini non hanno
compreso che l’accordo e la cooperazione fraterna sarebbero stati il mezzo migliore per assicurare a tutti il massimo bene
possibile”

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