Monoclonali, indagine della Corte dei Conti: “Aifa rifiutò i farmaci gratis, poi li comprò”.

Monoclonali, indagine della Corte dei Conti: “Aifa rifiutò i farmaci gratis, poi li comprò”.

Dopo un anno il fascicolo sullo scoop del Fatto

Monoclonali, indagine della Corte dei Conti: “Aifa rifiutò i farmaci gratis, poi li comprò”. Dopo un anno il fascicolo sullo scoop del Fatto
L’agenzia dovrà spiegare il “niet” alla sperimentazione gratuita offerta un anno fa all’Italia per poi comprare le dosi a prezzo di mercato. A rivelarla fu un’inchiesta a puntate del Fatto che documentò le resistenze alla sperimentazione, poi le bugie e i tentativi di giustificare quella scelta. Nel frattempo abbiamo impiegato 10mila dosi, tante quante quelle che erano state offerte gratis

“Avevamo ‘pallottole specifiche’ contro il virus. Potevano salvare migliaia di pazienti, evitare ricoveri e contagi ma abbiamo deciso di non spararle”. Questo aveva raccontato il Fatto Quotidiano a dicembre 2020, in un’inchiesta esclusiva che denunciava l’inerzia sugli anticorpi monoclonali da parte dell’Aifa e del ministero della Salute. A distanza di un anno ora è la Corte dei Conti a volerci vedere chiaro. La magistratura contabile ha aperto un fascicolo per capire se l’Agenzia del farmaco abbia compiuto una “scelta pubblica non adeguatamente ponderata”. La “scelta” fu quella raccontata negli articoli del Fatto di snobbare le nuove terapie, perfino quando fu offerta all’Italia l’occasione di sperimentarle prima di tutti e gratuitamente, impiegando già a ottobre 2020 le 10mila dosi di Bamlamivimab offerte dagli Stati Uniti per tramite del professor Guido Silvestri che si era speso, anche personalmente, per avere l’avvallo della multinazionale Eli Lilly.
All’epoca quasi nessuno ne parlò, neppure quando si scoprì che quel farmaco capace di ridurre il rischio di ospedalizzazione dal 72% al 90% veniva prodotto anche in Italia, ma usciva dagli stabilimenti di Latina per andare negli Usa, in Germania, Israele insomma ovunque ma non negli ospedali d’Italia. “Li inviamo in tutto il mondo, ma in Italia se faccio uscire una fiala dal cancello mi arrestano”, dirà al Fatto il titolare dello stabilimento Aldo Braca. L’autorizzazione all’uso arrivò poi sull’onda di quelle rivelazioni, solo a gennaio 2021 e grazie all’insistenza del neopresidente dell’Aifa Giorgio Palù che convinse il ministro Speranza a spalancare anche in Italia la strada alle terapie anticovid. Le prime dosi sono state somministrate a marzo e a distanza di un anno da quei fatti nelle 200 strutture autorizzate sono state impiegate giusto 10mila dosi, quante quelle offerte gratis, che sono però costate un sacco di soldi. Per questo la Corte dei Conti ha aperto un’indagine sulla vicenda, con ipotesi di danno erariale.
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