All’epoca quasi nessuno ne parlò, neppure quando si scoprì che quel farmaco capace di ridurre il rischio di ospedalizzazione dal 72% al 90% veniva prodotto anche in Italia, ma usciva dagli stabilimenti di Latina per andare negli Usa, in Germania, Israele insomma ovunque ma non negli ospedali d’Italia. “Li inviamo in tutto il mondo, ma in Italia se faccio uscire una fiala dal cancello mi arrestano”, dirà al Fatto il titolare dello stabilimento Aldo Braca. L’autorizzazione all’uso arrivò poi sull’onda di quelle rivelazioni, solo a gennaio 2021 e grazie all’insistenza del neopresidente dell’Aifa Giorgio Palù che convinse il ministro Speranza a spalancare anche in Italia la strada alle terapie anticovid. Le prime dosi sono state somministrate a marzo e a distanza di un anno da quei fatti nelle 200 strutture autorizzate sono state impiegate giusto 10mila dosi, quante quelle offerte gratis, che sono però costate un sacco di soldi. Per questo la Corte dei Conti ha aperto un’indagine sulla vicenda, con ipotesi di danno erariale.